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Buon Halloween

Una zucca perfetta

– Allora Ma’, l’hai presa la zucca?

– Sì, l’ho presa. E pure bella grande.

– Uahh! È bellissima! La prepariamo subito?

– Aspetta, dammi un momento che metto a posto la spesa.

– Ti aiuto! Questo dove lo metto? E questo? Va lì?

– Lascia, faccio io. Tu intanto prendi la zucca e mettila sul tavolo in giardino. Ce la fai?

Luca agguantò la zucca, che era quasi più grande di lui, e facendo mille smorfie e boccacce la portò piano piano in giardino e poi, con un ultimo sforzo, la piazzò in mezzo al tavolo.

Era proprio una bella zucca: soda, di un arancione acceso, con le coste profonde e regolari. Non aveva nemmeno una macchiolina, era una zucca perfetta.

Luca corse in camera sua e tornò in un lampo con l’astuccio dei pennarelli colorati. Sapeva già come sarebbe dovuta essere la sua zucca di Halloween. Nella sua cameretta, sparsi dappertutto, c’erano decine e decine di fogli pieni di faccioni colorati dalle espressioni che si somigliavano un po’ tutte: bocche enormi perlopiù sorridenti e mezzo sdentate, occhi grandi e rotondi oppure triangolari, e triangoli anche per il naso. Qualcuna, però, gli era venuta anche spaventosa! Ce n’era una con una bocca enorme che andava da una parte all’altra piena di denti aguzzi, gli occhi due fessure sottili e cattive. Un’altra aveva grandi occhi tondi, però la bocca era sbilenca e quei due triangoli per il naso facevano pensare a un teschio arrabbiato.

Mentre aspettava che arrivasse sua madre, Luca decise di disegnare sulla zucca il faccione che aveva scelto. Prese il pennarello nero e, con la lingua fuori dalle labbra, tracciò due ovali per gli occhi, uno un po’ più grande dell’altro. Sotto disegnò un piccolo triangolo con la punta in alto. Ora la bocca; sapeva che era quella la cosa più difficile da fare. Tracciò una grande mezzaluna con le punte in su, poi tre quadratini per i denti, due sopra e uno al centro in basso.

Luca rise soddisfatto.

– Oh, che bravo! – esclamò sua madre uscendo in giardino.

– Ti piace?

– Sì, molto. Ha una faccia simpatica. Allora, incominciamo? – chiese lei appoggiando un lungo coltello sul tavolo.

– Come facciamo?

– Che ne dici se prima incidiamo la bocca, il naso e gli occhi, poi apriamo un buco su in cima e gli svuotiamo la testa?

– Gli svuotiamo la testa?! Ma mamma, è una zucca!

– E tra poco sarà una zucca vuota! – esclamò sorridendo la madre agitando il coltello come una spada e facendo finta di corrergli dietro.

Luca scappò urlando e ridendo intorno al tavolo.

– E poi se è tonda e ha due occhi, un naso e una bocca, allora è una testa, no? – fece lei incominciando a incidere la buccia con la punta del coltello lungo il segno nero tracciato da suo figlio.

Appoggiato con i gomiti sul tavolo, Luca seguiva attentamente ogni movimento.

La buccia era dura e difficile da tagliare, specialmente se nel farlo si doveva anche seguire un disegno, ma lei non era una che si arrendeva facilmente. Piano piano il segno nero del pennarello andò scomparendo dal contorno della bocca, sostituito dall’arancione acceso della polpa della zucca; poi sparì anche il triangolo del naso e alla fine toccò ai cerchi degli occhi. Tolta la buccia, con un cucchiaino scavò via anche un po’ di polpa.

– Beh, che te ne pare? – chiese soddisfatta.

– Grande, mamma! E adesso?

– Adesso gli facciamo un bel buco in testa, abbastanza grande da poterla svuotare facilmente. – Appoggiò la punta del coltello a una certa distanza dal picciolo, la lama inclinata verso il centro, poi, con due mani, spinse giù con forza. La lama penetrò fino in fondo e nell’attraversare la cavità di uno dei due occhi, l’acciaio mandò un riflesso di luce. A Luca parve quasi che l’occhio, per un attimo, si fosse riempito di lacrime.

Mentre la madre faceva un taglio circolare tutt’intorno al picciolo, Luca piano piano si spostò sull’altro lato del tavolo, dalla parte della zucca che non era stata intagliata. Non gli piaceva tanto guardare quella faccia mentre sua madre andava su e giù col coltello. Poi lei smise di tagliare, afferrò il picciolo e stappò la testa.

Con un grosso cucchiaio cominciò a scavare dentro la zucca portando fuori la polpa compatta insieme alla parte filamentosa più interna, quella dove erano attaccati i semi.

– Con quella che ci fai? – chiese Luca, vedendo che sua madre separava la polpa arancione dai semi e dai filamenti.

– La mangiamo. Ci si possono fare tanti piatti deliziosi con la zucca: risotti, zuppe, anche dolci. Anzi, questa la uso subito, stasera vellutata di zucca, che ne dici?

Luca fece una smorfia. – Secondo me la zucca non sarà tanto contenta che ce la mangiamo.

– Ma che dici? Le zucche si coltivano per mangiarle. Anche i semi, seccati al sole e salati sono buonissimi.

– Sì, ma adesso è una testa. L’hai detto tu, no?

– Sciocchetto.

La donna riprese a scavare, dando, adesso, dei colpi violenti con il cucchiaio per staccare la polpa più vicina alla buccia. I colpi erano così forti che tremava anche il tavolo.

– Penso che possa bastare – disse dopo qualche minuto posando il cucchiaio, e Luca corse di fronte alla sua zucca.

– Mamma!

– Che c’è? – Senza capire si avvicinò al figlio e rimase di sasso.

– Oh. E come è successo? – si chiese piegandosi per vedere da vicino il disastro.

Del faccione simpatico che aveva disegnato suo figlio non era rimasto quasi niente. La bocca era tutta seghettata che pareva quella di uno squalo dal ghigno famelico, il naso sembrava avere un’enorme escrescenza da un lato e gli occhi non erano più tondi, ma allungati verso il centro a dare un’espressione furiosa. Era una faccia veramente spaventosa.

Senza accorgersene, doveva aver rovinato a colpi di cucchiaio la parte che aveva intagliato.

– Ma’, fa paura.

Non si poteva dare torto al suo piccolo Luca: quella era la più spaventosa zucca di Halloween che avesse mai visto.

– Tesoro, mi dispiace di averla rovinata così, però adesso sembra proprio una zucca da notte delle streghe. Vedrai con le candele! Dài, sistemiamole che si sta facendo buio.

Luca prese tre candele, di quelle basse, che a volte sua madre metteva a galleggiare accese in larghi vasi di vetro, “per fare atmosfera”, diceva. Gliele passò e lei le dispose all’interno della zucca, prima di accenderle e richiudere il tassello col picciolo. Prese Luca per mano e si allontanò di un paio di passi per vedere l’effetto che faceva.

Terrificante! Quasi metteva paura pure a lei. Il tremolio delle candele dava un senso di movimento che la faceva sembrare viva. Luca si teneva aggrappato alla mano di sua madre e non riusciva a staccare lo sguardo da quegli occhi fiammeggianti.

– Vieni, rientriamo – fece lei scuotendolo per la mano, – qui abbiamo finito.

Raccolse la polpa arancione, il coltello e tutto il resto, e tornò in casa. Luca dovette trascinarselo dietro. Chiuse la porta finestra e si avviò in cucina. – Tra un’ora si mangia. Vellutata di zucca!

Luca prese le sue macchinine e si mise a giocare sul tappeto; le metteva in fila, poi a una a una gli faceva fare il giro lungo il bordo. Ogni tre o quattro giri si alzava e andava alla porta finestra a guardare fuori. Ormai era completamente buio, solo la sua zucca rischiarava un poco l’area intorno al tavolo. Vista dalla porta finestra, la testa appariva quasi di profilo, che puntava i suoi occhi di fuoco in direzione del cancelletto in fondo al giardino. Forse la testa non era tanto arrabbiata perché la mamma stava cucinando la sua polpa. Più tranquillo, Luca tornava a giocare con le macchinine, solo che dopo un po’ cominciava a pensare che la testa forse si era mossa, e allora andava a controllare.

Fuori si era alzato un vento forte. A Luca non piaceva quando questo succedeva, perché si sentivano sempre tanti rumori strani, e quando era così forte, i rami degli alberi sbattevano e i vetri tremavano.

All’improvviso si sentì un fracasso in giardino e Luca pensò subito alla testa. Corse alla finestra e quando appoggiò la fronte al vetro, dall’altra parte vide due occhi di fuoco che lo fissavano.

– Mamma! – chiamò, – la testa si è girata!

– Ma che dici? – fece sua madre affacciandosi dalla porta della cucina. Poi, incuriosita, si avvicinò al figlio e guardò al di là del vetro. La zucca di Halloween era davvero voltata verso di loro, e col buio della sera faceva veramente impressione.

– Sarà stato il vento che avrà fatto cadere qualcosa, e quel qualcosa ha fatto ruotare la zucca – disse in tono rassicurante la donna. – Adesso vado a vedere.

– No mamma, non andare! – la supplicò il bambino tirandola per un braccio. Si stava per mettere a piangere.

– Luca, quella è solo una zucca vuota. Stai tranquillo, torno subito. Chiudi la finestra, sennò il vento la fa sbattere.

La madre uscì in giardino e Luca rimase a guardarla da dietro il vetro, finché un’ultima folata di vento non si insinuò dentro la zucca spegnendo tutte le candele, e lei fu inghiottita dal buio divenuto totale all’improvviso.

– Ma’? – chiamò piano. Non ci fu nessuna risposta, e prima che il piccolo Luca cominciasse a piangere, un urlo agghiacciante attraversò l’oscurità gelandogli il sangue nelle vene e le lacrime negli occhi.

– Mamma!? Mammaaaaaaaaaaa!!

 

La porta finestra venne aperta dall’esterno e la madre di Luca entrò in casa sorridendo.

– Quel matto di tuo padre! Mi ha fatto prendere un tale spavento! Da far venire un infarto.

L’uomo emerse dal buio del giardino e abbracciò la moglie da dietro, baciandola sul collo, mentre lei chiamava: – Luca? Luca, dove sei?

– Luca! Lucaaaaaaaaaaa!!